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RHODESIAN RIDGEBACK'S
HANDLING AND GROOMING
By Roberta Semenzato
www.schoolofhandling.com
STORIA della RAZZA
Il RR e l'unica razza riconosciuta originaria dell 'Africa Australe ed e' una delle due razze riconosciute che presenti sul dorso la tipica cresta di pelo che cresce in direzione caudocardinale, caratteristica dalla quale prende anche il nome (ridge = cresta, back = dorso).

Il RR e una razza la cui storia si intreccia con la storia d'Africa, di alcune sue tribù e dei primi coloni europei sbarcati nella provincia del Capo alla metà del 1600.
Il seguente articolo, scritto da una note allevatrice americana, la Signora Sawyer, riassume molto abilmente il concetto di Ridgeback.
Come dice la signora Sawyer, il RR si e' evoluto in Rhodesia, l'odiemo Zimbabwe, sulle basi di una razza precedentemente creata, ma non riconosciuta, in Sud Africa: il "cane boero". Ma l'origine dei cani con la criniera e' certamente piu' antica: in Africa la cresta appare molto spesso nei villaggi piu' isolati, e si ritrova anche in Asia. L'esempio a noi piu' noto è il cane dell'isola di Phu Quoc, al largo della Thailandia; se esiste collegamento tra questo cane asiatico ed il cane con la criniera africano, esso potrebbe risalire ai vari commerci tra Asia e Africa, a cominciare da quelli dei Fenici, sulle coste Nordafrincane, o degli Arabi, sulle coste Orientali, o più recentemente dei Portoghesi o degli Olandesi sulle coste Mendionali. Ma si potrebbe anche trattare piu' semplicemente di mutazioni parallele e, comunque, in Africa, la cresta ci riporta ad un cane indigeno, il Khoi Khoi, o "cane degli Ottentotti", del quale troviamo la prima raffigurazione nel libro del Dr. David Livingstone del 1870 intitolato Livingstone's Missionary Travels in South Africa, le prime descrizioni da parte di alcuni storici del 1700 (Kolben, Theal, etc.) ed un misterioso dipinto su roccia in Zimbabwe, dove il cane con la criniera è raffigurato tra i grandi pastori Ottentotti ed il loro bestiame, le vaccine zebù e le pecore sori, antenati del bestiame sudafricano odierno. Con gli Ottentotti, le vaccine zebù e le pecore sori anche il cane con la criniera migrò, dal 500 al 1500, attraverso tutta ['Africa, dalle coste del Mar Rosso al Capo di Buona Speranza dove, nel 1600, con l'avvento dei primi europei, comincio' la sua trasformazione. Utilizzato con successo dai coloni sia per la caccia che per la difesa, esso venne incrociato con le razze allora presenti nella regione, soprattutto pointer, deerhound o greyhound, e bull terrier. Lo "steekbaar" che ne risulto, chiamato anche "cane boero", spesso presentava la criniera sulla schiena e, sempre, questa era sinonimo di particolari doti di adattabilità ai climi così vari del Sud Africa; doti di guardiano fedele e coraggioso, dotato di un grande istinto per la caccia, nel quale il primitivo e rozzo Khoi Khoi era raffinato grazie all'introduzione di sangue delle razze europee piu' perfezionate. Mentre la selezione si basava soltanto su principi di utilita che imponevano soltanto la soprawivenza del più forte, il tipo di vita coloniale e forse anche la vastità del paese non lasciavano posto a una consapevolezza e ad un'attività strettamente cinofila, tanto che le caratteristiche morfologiche non vennero mai stabilite e, con il rapido mutare delle condizioni di vita, la razza corse il rischio di perdersi. Ma nel 1870 il reverendo inglese Charles Helm portò una coppia di cani boeri alla sue nuova missione nel Matabeleand, in Rhodesia: come i boeri 200 anni prima, così allora i coloni di questa regione africana furono conquistati dalle doti di questo cane costruito su misura per la vita coloniale africana e, con l'ulteriore introduzione di sangue collie ed airdale, ottennero un cane potente, ma non pesante, dotato di particolare agilità e resistenza e il coraggio incredibile, temperato da un istintivo rispetto per le grandi prede africane. Fu così che il "cane boero" divento' il "cane da leone", utilizzato dai grandi cacciatori dell' Africa come Selous' van Rooyen e Upcher.
Nel 1922 Francis R. Barnes fondo' a Bulawayo, in Rhodesia, il Rhodesian Ridgeback (Lion Dog) Club", oggi "Parent Club" e nel 1924 stese lo standard della razza, approvato lo stesso anno dall'allora South African Kennel Union. Fu soltanto dopo la seconda guerra mondiale che il RR riacquistò la popolarita' del "cane boero" in sud Africa: nel 1945 venne fondato il South African RR Club e nel 1982 il RR Club
Transvaal.
Il Ridgeback, creato sia come cane da caccia che come guardiano e fedele compagno dell'uomo, di carattere quasi esclusivamente lupoide, e quindi non e' facile e comprensibile per tutti; tenace ed indipendente, egli "possiede" un solo padrone, capace di una dolcezza quasi degradante con i bambini, scostante con gli estranei e si trasforma in fiero guardiano di fronte all'intruso, sempre tuttavia dominato dall'equilibrio necessario a renderlo un amico fidato. In molti paesi e' utilizzato a caccia: cinghiali e capre selvatiche in Australia, felini e cervi in Nordamerica, grosse antilopi e facoceri in Africa; da sottolineare che contemporaneamente al lavoro di cacciatore, il Ridgeback e' sempre utilizzato anche come guardiano, lavoro nel quale, anche a livello competitivo, si distingue per le sue doti istintive.
Il Ridgeback non e' soltanto un cane bello da vedere per l'armonia delle sue forme, ma un cane dal forte carattere molto equilibrato, "fedele e devoto al padrone" come i suoi antenati sono stati con gli Ottentotti, e come Boeri ed Inglesi lo avevano concepito.
Da "I nostri Cani" articolo di Giovanna Bacchini Carr (Cime Bianche)
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STANDARD
RHODESIAN RIDGEBACK - FCI STANDARD n 146/10/12/1996/GB
ORIGINE:
Africa Meridionale
Standard presentato dalla Kennel Union Of Southern Africa e dello
Zimbabwe Kennel Club.
DATA DI PUBBLICAZIONE E VALIDITA’ DELLO STANDARD ORIGINALE: 10/12/1996
UTILIZZO:
Il Rhodesian Ridgeback e’ ancora oggi utilizzato come cane da caccia
in molti paesi, ma e’ ugualmente molto apprezzato come cane da guardia e
da compagnia
CLASSIFICAZIONE FCI:
Gruppo 6: Segugi e cani per pista di sangue.
Sezione 3: razze affini
Non sottoposto a prova di lavoro
BREVI CENNI STORICI:
Il Rhodesian Ridgeback e’ attualmente l’unica razza riconosciuta
originaria dell’Africa meridionale. I suoi antenati risalgono ai tempi
della colonizzazione del Capo, in Sud Africa, dove avvennero i primi
incroci tra i cani dei coloni ed i cani da caccia degli Ottentotti, cani
semidomestici che presentavano la cresta sul dorso. In mute di due o tre
cani il Rhodesian Ridgeback o cane Leone seguiva la selvaggina, in
particolare il leone e, con grande agilità lo teneva a bada fino
all’arrivo del cacciatore. Lo standard originale, che fu redatto da
Francis R. Barnes nel 1922 a Bulawayo nella Rhodesia del Sud (oggi
Zimbabwe, n.d t.), si basava sullo standard del dalmata e venne
approvato dalla South African Kennel Union nel 1926.
CARATTERI GENERALI:
Il Rhodesian Ridgeback si presenta come cane di bell’aspetto, forte,
muscoloso, agile e vivace, a forme simmetriche, capace di grande
resistenza e di buona velocita’. L’enfasi va posta sull’ agilita’ ,
l’eleganza e la sostanza, senza tendenze alla pesantezza. La
particolarita’ di questa razza e’ la cresta sul dorso, formata da pelo
che crese in direzione opposta al resto del mantello. La cresta e’
considerata l’emblema della razza: essa deve essere ben delineata,
affusolata e simmetrica, deve iniziare immediatamente dietro le spalle e
continuare fino al punto di prominenza delle anche e contenere due sole
corone identiche e opposte l’una all’altra. La parte caudale delle
corone non deve estendersi oltre un terzo della lunghezza totale della
cresta. Una buona larghezza media della cresta e’ di 5 cm. (2 ins).
COMPORTAMENTO/TEMPERAMENTO:
di carattere dignitoso ed intelligente, riservato con gli estranei,
senza pero’ dar segni di aggressivita’ ne’ di timidezza
TESTA
REGIONE CRANIANA
Il cranio: dovrebbe essere di buona lunghezza (larghezza del cranio
tra le orecchie, distanza tra occipite e stop, tra stop e tartufo,
dovrebbero essere uguali), piatto e piuttosto largo tra le orecchie.
La testa : esente da rughe quando il cane e’ in riposo.
Lo stop : dovrebbe essere abbastanza ben definito e non in una linea
retta dal tartufo all’ occipite.
REGIONE FACCIALE
Il tartufo : dovrebbe essere nero o marrone. Il tartufo nero dovrebbe
essere accompagnato da occhi scuri, il tartufo marrone da occhi color
ambra.
Il muso : dovrebbe essere lungo, profondo e possente. Le labbra:
dovrebbero essere stirate e ben aderenti alla mascella
La bocca : con mascelle possenti, la dentatura corretta e completa,
con chiusura a forbice (gli incisivi superiori devono appena sporgere
oltre quelli inferiori ed essere impiantati perpendicolari alle
mascelle). I denti devono essere ben sviluppati, specialmente i canini.
Le guance: dovrebbero essere asciutte.
Gli occhi: dovrebbero essere ben scartati fra di loro, rotondi e
brillanti, che denotino un’espressione intelligente ; il colore deve
essere in armonia con il colore del mantello.
Le orecchie : dovrebbero essere inserite piuttosto alte, di media
grandezza, piuttosto larghe alla base si devono assotigliare verso la
punta arrotondata. Devono essere portate aderenti alla testa.
COLLO
Il collo : dovrebbe essere abbastanza lungo, forte ed esente da
giogaia.
CORPO
Il dorso : possente.
Il rene : forte, muscoloso e leggermente arcuato. Il torace: non
dovrebbe essere troppo largo, ma molto profondo e capace, la punta del
petto deve raggiungere la punta del gomito.
Il petto : dovrebbe essere visibile con il cane di profilo.Le costole
: moderatamente arrotondate, mai cerchiate a botte.
Coda : dovrebbe essere robusta alla radice, affilandosi verso la punta
e priva di grossolanita’. Di giusta lunghezza, non deve essere inserita
troppo alta ne’ troppo bassa ed e’ portata con una leggera curva verso
l’alto, ma mai arrotolata.
ARTI
Gli arti: anteriori dovrebbero essere perfettamente in appiombo, forti
e dotati di buona ossatura, con I gomiti ben aderenti al corpo.
Visto di profilo l’anteriore deve essere piu’ largo che non visto di
fronte. Il metacarpo dovrebbe essere forte e leggermente inclinato.
Le spalle : dovrebbero essere ben angolate, ben delineate e muscolose,
che denotino velocita’.
I piedi : dovrebbero essere compatti e rotondi, con dita ben arcuate e
cuscinetti plantari resistenti ed elastici, protetti da peli tra dita e
cuscinetti.
Nel posteriore : la muscolatura dovrebbe essere delineata e ben
definita, il ginocchio ben angolato ed il garretto forte deve essere ben
disceso.
ANDATURA/MOVIMENTO:
ben in linea, sciolto ed agile.
MANTELLO
Il pelo : deve essere corto e fitto, di aspetto liscio e brillante,
mai lanoso ne’ setoso.
Il colore : dal grano chiaro al grano rosso. E’ ammessso un po’ di
bianco sul petto e sulle dita, ma una quantita’ eccessiva di peli
bianchi in questi punti, o che si estendano al ventre o sopra le zampe
non e’ desiderabile. Muso e orecchie scure sono ammessi. Una eccessiva
quantita’ di peli neri nel mantello e’ altamente indesiderabile.
TAGLIA :
altezze desiderabili;
Maschi da 63 cm. (25 ins) a 69 cm. (27 ins)
Femmine da 61 cm. (24 ins) a 66 cm. (26 ins) PESO :
peso desiderabile: Maschi 36.5 Kg (80 lbs); Femmine 32 Kg (70 lbs)
DIFETTI :
ogni deviazione dai punti sopra esposti deve essere considerata
difetto e la serieta’ con la quale esso viene valutato deve essere
proporzionale al livello di gravita’ del difetto stesso.
N.B. I maschi devono presentare due testicoli normalmente discesi
nello scroto
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PATOLOGIE
SENO DERMOIDE NEL RHODESIAN RIDGEBACK:
Il seno dermoide è una malformazione congenita causata da un difetto
di separazione del foglietto embrionale ectodermico dal tubo neurale,
che è una porzione dello stesso; dal foglietto ectodermico, durante
l'embriogenesi, si origina la cute con i suoi annessi (peli, ghiandole
sudoripare e sebacee), ed il Sistema Nervoso.
Il suo nome è dovuto alla forma particolare: si tratta, infatti, di un
invaginamento tubulare dell'epidermide che si estende dalla superficie
della cute, lungo la linea mediana dorsale del corpo, nei tessuti
sottostanti, sino ad una profondità variabile. Può essere paragonato ad
un sacco a fondo cieco che si apre a livello della superficie cutanea.
Le pareti interne del sacco sono rivestite da cute con i suoi annessi:
peli, ghiandole sebacee e ghiandole sudoripare atrofizzate. Il lume del
seno è occupato da peli e, con il passare del tempo, vi si accumulano
cellule cutanee desquamative e sebo, che difficilmente riescono ad
esitare all'esterno a causa del ridotto calibro del lume e dei peli che
tendono a trattenere il materiale che diviene così un ottimo terreno per
la crescita di batteri. In passato è stato denominato in diverse
maniere, tra le quali ciste di pelo e ciste africana;

oggi è accettata la denominazione di seno dermoide che è classificato
come un particolare tipo di ciste dermoide. Quest'ultima è definita come
una tumefazione rotondeggiante od ovalare, localizzata in profondità nel
derma, di consistenza molle elastica, di dimensioni variabili e
ricoperta da cute normale.
Generalmente non si apre a livello cutaneo a meno che non
s'infetti e dia origine ad una fistola; può essere osservata in tutte le
regioni del corpo, di solito alla giunzione tra cute e tessuti
sottocutanei. La parete della ciste è costituita da cute, mentre il
contenuto è costituito prevalentemente da peli frammisti a materiale
sebaceo; può contenere anche tessuto osseo cartilagineo e denti.
Il seno dermoide si differenzia dalla ciste dermoide propriamente
detta per il fatto che si localizza nel derma e nel sottocute, ma può
estendersi anche agli strati sottostanti e si apre sulla superficie
cutanea mediante un ostio dal quale possono sporgere dei peli. Come già
accennato, si rinviene esclusivamente lungo la linea mediana dorsale sia
a livello della testa, sia del collo, sia del tronco e può assumere
aspetto cistico solo se s'infetta.
Le due malformazioni congenite si differenziano anche per le modalità con
cui si formano a livello embrionale: sembra ormai appurato che il seno
si formi in seguito ad un'incompleta fusione dei margini della doccia
neurale, da cui origina il tubo neurale, lungo la linea mediana
dell'embrione durante le fasi che portano alla formazione del Sistema
Nervoso da un lato ed alle strutture da cui origineranno la cute ed i
suoi annessi dall'altro. La ciste dermoide p.d. invece sembra originare
dalla persistenza di cellule indifferenziate nello spessore dei tessuti
connettivali sottocutanei o in altre sedi che poi si "differenziano" nel
tessuto cutaneo; secondo altre teorie potrebbe derivare da anomalie di
formazione degli annessi cutanei.
In passato il seno dermoide è stato considerato inoltre, l'equivalente della
patologia umana conosciuta come seno o fistola pilonidale. Questa si
presenta come una "fossetta" localizzata in corrispondenza delle
vertebre coccigee, nella quale sono rinvenuti peli che, a differenza di
quanto osservato nella malformazione del cane, presentano la punta
rivolta verso l'interno del seno. Si tratta, infatti, di una lesione
flogistica di tipo granulomatoso da corpo estraneo della cute o del
sottocute dove i corpi estranei sono rappresentati dai peli corporei
liberi dello stesso soggetto. E' quindi una patologia acquisita, non
presente alla nascita, nonostante in passato fosse considerata di natura
ereditaria molto probabilmente in seguito al fatto che può avere una
certa predisposizione familiare per fattori di costituzione fisica.
Il seno dermoide è considerato una malformazione tipica dei Rhodesian
Ridgeback ma occasionalmente è stata riscontrata anche in cani d'altre
razze: la letteratura scientifica segnala, infatti, due casi nel boxer,
un caso nello shih ztu un caso in un boerboel e un caso in uno yorkshire
terrier.
Per quanto riguarda la localizzazione, nei Rhodesian Ridgeback sembra che il
seno non sia mai stato riscontrato nell'area occupata dalla cresta, ma
solo al davanti o al di dietro di questa.
Il seno si rinviene più frequentemente a livello della parte posteriore del
collo, in corrispondenza delle ultime vertebre cervicali, e della
regione interscapolare davanti alla cresta. Meno frequentemente si trova
a livello della parte anteriore della regione cervicale del collo, in
corrispondenza della seconda vertebra cervicale, e della regione sacrale
nello spazio compreso tra la fine della cresta e la base della coda.
Nello stesso animale possono essere rinvenuti più seni dermoidi
contemporaneamente, isolati o tendenti a confluire.
Esistono quattro tipi differenti di seno dermoide secondo la
classificazione di Lord e Mann & Stratton, che si basa sulla sua
estensione in profondità:
• Tipo I: il seno si estende dalla cute al legamento sopraspinoso o al
legamento nucale;
• Tipo II : il seno non raggiunge tali strutture ma è ad esse unito
mediante un cordoncino di tessuto connettivo fibroso pieno;
• Tipo III: è simile ai precedenti solo che non risulta attaccato al
legamento sopraspinoso nè al legamento nucale, ma termina a fondo cieco
a livello del tessuto muscolare o del sottocute delle regioni
interessate (è il più superficiale).
• Tipo IV: è il più raro ed è più frequentemente rilevato a livello
della regione sacrale. Il seno termina a livello della colonna
vertebrale e spesso si connette alla dura madre, la più esterna delle
meningi spinali, decorrendo per un tratto più o meno lungo nel canale
vertebrale.
Si può asserire che questo tipo di malformazione, oltre che
congenita, nel Rhodesian Ridgeback è anche ereditaria, a differenza che
nelle altre razze. A tutt'oggi non è ancora ben chiaro il tipo di
trasmissione: in un primo momento è stato ipotizzato trattarsi di un
gene autosomico recessivo; successivamente gli studiosi si orientarono
verso una trasmissione legata ad un gene autosomico dominante a
penetranza incompleta. Le più recenti teorie sembrano di nuovo dar
credito all'ipotesi del gene recessivo.
In conseguenza del fatto che non è stato ancora definitivamente
chiarito l'esatto meccanismo di trasmissione del seno dermoide, risulta
difficile eradicare il gene responsabile della malformazione mediante la
selezione. Si può solamente limitarne la diffusione evitando di
utilizzare per la riproduzione i cani con seno dermoide ed eventualmente
anche i riproduttori che pur non presentando la malformazione hanno
prodotto più cucciolate con seno dermoide.
Precisando che la ciste dermoide non può essere considerata una
malformazione ereditaria in base ai dati forniti dalla letteratura
scientifica, i Rhodesian Ridgeback che presentano tale anomalia al di
fuori delle aree di localizzazione tipiche del seno dermoide, non
dovrebbero essere necessariamente considerati portatori del gene
responsabile di quest'ultimo.
Sulla base degli studi effettuati in medicina umana è stata
riscontrata una notevole diminuzione dell'incidenza del seno dermoide
nei cuccioli le cui madri prima o comunque durante tutto il periodo di
gestazione assumevano una dieta integrata con folati. Deve essere
comunque chiarito che, in base alle attuali conoscenze sul seno
dermoide, l'uso dell'acido folico può solo diminuire la percentuale dei
cuccioli che manifestano fenotipicamente il carattere, ma non può
limitare la trasmissione ereditaria del gene; questo risultato si
ottiene soltanto attraverso una severa selezione dei riproduttori.
I cuccioli con seno dermoide alla nascita in genere non presentano
alcuna sintomatologia.
Per mettere in evidenza tale malformazione si può esanimare
attentamente la sommità del dorso, del collo e volendo anche della
regione occipitale, per cercare di evidenziare un piccolo puntino più
scuro del mantello costituito dai peli che fuoriescono dal seno. Spesso
però all'esame visivo non si riesce ad apprezzarlo e comunque si deve
ricorrere, per avere la certezza, anche alla palpazione che deve essere
effettuata, con molta delicatezza, su tutti i cuccioli di Rhodesian.
Qualora il proprietario sospetti, anche vagamente, la presenza del
seno è consigliabile portare i cuccioli dal Medico veterinario.
Il seno dermoide è una malformazione che può essere risolta
chirurgicamente anche se si tratta di un seno di tipo IV; in tal caso è
però necessario aggredire la colonna vertebrale.
Si ritiene opportuno eseguire l'intervento sui cuccioli precocemente,
in modo da evitare che il seno possa infettarsi, evenienza che comporta
una più vasta escissione tissutale, che a sua volta determina la
formazioni di cicatrici deturpanti. Se l'intervento è eseguito
correttamente non residuano cicatrici ben visibili (salvo
complicazioni), non si hanno recidive, e i soggetti possono condurre una
vita del tutto normale.
Sulla base di quanto appena asserito non appare giustificato il
ricorso all'eutanasia in tutti i soggetti che presentano il serio
dermoide; è però chiaro che l'utilizzo degli stessi come riproduttori
deve essere assolutamente evitato, informando delle conseguenze i futuri
proprietari ed eventualmente adottando sistemi per individuare i
soggetti operati (tatuaggi per esempio), o ricorrendo alla loro
sterilizzazione.
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Dott.ssa Angela Gentile |
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Dott.ssa Paola Bertani |
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Dott.ssa Roberta Barzanti |
DISPLASIA DELL'ANCA DEL CANE:
La displasia dell'anca, dal greco dys (anormale) e plassein (formale), è
un'anomalia dello sviluppo dell'articolazione coxo-femorale del cane di
taglia media, condizionata oltre che geneticamente anche da condizioni
multifattoriali, che esita in algia dell'anca e in patologie articolari
secondarie.
PATOGENESI
Il periodo critico nello sviluppo dell'articolazione coxo-femorale del
cane va dalla nascita sino a 2 mesi d'età: il tessuto osseo non si è
ancora completamente formato a partire dal midollo cartilagineo, muscoli
e nervi non sono ancora sviluppati pienamente e i tessuti molli
dell'anca, ancora plastici, possono essere sollecitati oltre i loro
limiti di elasticità; ne deriva instabilità articolare con perdita della
congruità fra acetabolo e testa del femore, sublussazione della testa
del femore, erosione della cartilagine articolare, ispessimento della
sinoviale, comparsa di formazione esofitiche, rimodellamento osseo ed
artrosi nelle fasi più avanzate della displasia dell'anca.
La perdita di coesione della cartilagine con la superficie articolare
può avvenire già dai 60 giorni d'età; la lassità articolare conduce ad
una dislocazione cranio-dorsale della testa femorale con un conseguente
maggior carico sulla porzione mediale della testa e sul margine cranio-
mediale dell'acetabolo. Questa pressione anormale, in un cucciolo di 1-2
mesi e già pesante, determina un ritardo nello sviluppo normale
dell'acetabolo, con arrotondamento dei margini. Le superfici articolari
vanno incontro a sclerosi nel tentativo di stabilizzare l'anca; si
verificano inoltre un ispessimento del collo del femore, formazione di
osteocondrofiti sul medesimo e di cisti ossee subcondrali.
SINTOMATOLOGIA
Le modalità di insorgenza e l'espressione dei segni clinici variano
considerevolmente nei pazienti affetti da displasia dell'anca.
Frequentemente si osserva riluttanza del soggetto al movimento
nell'intento di salvaguardare l'anca dolente. Altri segni clinici sono
la modificazione della modalità della corsa con un movimento che
diminuisca l'escursione articolare (corsa da lepre), difficoltà nel
passaggio dal decubito alla stazione, riluttanza nel cambiare posizione,
dolore alla manipolazione dell'articolazione coxo-femorale. Alcuni
soggetti possono manifestare variazioni inaspettate del carattere
trasformandosi da cani equilibrati, socievoli ed inclini al gioco in
soggetti facilmente mordaci.
Il grado di zoppia può variare da moderato (zoppia solo dopo esercizio
molto faticoso) a estremamente grave in cui il cane non è in grado di
mantenere la stazione quadrupedale.
Esiste una serie di fattori che influenza la manifestazione dei segni
clinici, il più importante dei quali è rappresentato dall'età del cane.
Sono pochi i cuccioli che mostrano dolore i primi mesi di vita anche se
diventano gravemente affetti da displasia nel corso dello sviluppo.
Il dolore può comparire improvvisamente e rendersi evidente alla
palpitazione degli arti posteriori in cuccioli di 5-6 mesi, dopo salti o
arrampicate; a volte c'è difficoltà nell'alzarsi soprattutto da
pavimenti scivolosi.
La maggior parte dei cani portatori di displasia, dopo aver portato a
termine la prima fase di sviluppo anomalo dell'anca, cammina e corre
senza difficoltà e senza evidenti segni di dolore fino agli 11-15 mesi
d'età, periodo durante il quale il dolore appare unicamente dopo intensa
attività e si rendono palesi le alterazioni dell'andatura.
Nei cani adulti il dolore è associato a fenomeni artrosici; si nota
tendenza a stare seduto, masse muscolari atrofiche, rigidità
nell'andatura, accorciamento del passo, segni che da intermittenti
divengono costanti dopo 3-4 anni.
L'entità del dolore è direttamente dipendente alla taglia al cane e
dal suo peso; l'addestramento e l'allenamento possono mascherare fino
all'età adulta una displasia all'anca asintomatica fino a quando non si
verifichi un trauma o una eccessiva attività fisica.
DIAGNOSI
L'esame radiografico rappresenta attualmente il solo metodo
diagnostico ben documentato ed universalmente accettato per la displasia
dell'anca. Le modificazioni radiologiche variano da una sublussazione
della testa del femore fino a gravi artropatie degenerative con evidenti
alterazioni della conformazione della testa del femore e dell'acetabolo.
TERAPIA
Non esiste terapia medica o chirurgica che ristabilisca appieno la
normale funzionalità di un'anca displasica, tuttavia possono essere
prese in considerazione una serie di misure in grado di alleviare il
dolore nei cani affetti da displasia dell'anca, che con ragionevoli cure
possono condurre una vita normale come cani da compagnia: evitare il
soggiorno in ambienti freddi o umidi, osservare periodi adeguati di
riposo alternati ad attività giornaliera controllata, favorire la
riduzione del peso corporeo, uso di farmaci che riducono il dolore e
l'infiammazione associata all'artrite degenerativa.
Le procedure chirurgiche capaci di migliorare la vita dei
pazienti, tripla osteotomia pelvica, osteotomia di testa e collo del
femore, miectomia del muscolo pettineo, osteotomia intertrocanterica,
sostituzione completa dell'anca, danno risultati che variano in rapporto
all'attività del soggetto e allo stadio dell'artrosi secondaria che si
sviluppa nel tempo. Altri trattamenti prevedono la limitazione
dell'apporto energico e di calcio nella dieta per garantire uno sviluppo
più lento dello scheletro che proceda di pari passo con lo sviluppo
muscolare.
E' oltremodo importante sottolineare la base genetica della
displasia dell'anca per consentire la riproduzione a quei soggetti che
ne sono esenti.
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Per gentile concessione del RRCI |